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LA SOSTENIBILITA’
Parte I

La sostenibilità è il punto di incontro tra l’oggi e il domani.
Per un imprenditore il presente vale in funzione della sua proiezione nel futuro. Ma questa è anche l’essenza della vita stessa.
Secondo i primi studiosi che hanno sviluppato il concetto di Agricoltura Sostenibile il problema va affrontato sul piano termodinamico.

La sostenibilità di un agrosistema è data dalla capacità di mantenere una produttività utile nel lungo periodo e tale efficienza va valutata per gli aspetti energetici, economici ed ecologici. La validità di una strategia dipende dal rapporto vantaggi-svantaggi in relazione a costi-obiettivi : tra quest’ultimi i più importanti sono la prospettiva di continuità e la salute generale. La sostenibilità di un progetto dipende dalla costanza di ripetitività positiva (risultati e conseguenze) : perché ciò avvenga il sistema produttivo deve essere ciclicamente efficiente, cioè appunto sostenibile (non solo sul piano produttivo ed economico ma anche etico, sociale ed ambientale).

AMBIENTE E AGRICOLTURA=il primo definisce la vocazione colturale e le differenti strategie della seconda il cui risultato si misura in termini di prodotto, bilancio e impatto ambientale.
L’Azienda agricola è al centro di una filiera produttiva che vede :
- a monte : la ricerca e la produzione di mezzi tecnici e tecnologie
- a valle : la commercializzazione e il consumo dei prodotti.
Quindi la riduzione dell’impatto ambientale è un problema che riguarda tutti.

Qualità e tipicità sono oggi i parametri di riferimento nella comunicazione del vino ma essendo soggettivamente definibili in modo diverso sono valori che difficilmente possono esprimersi in termini assoluti. In una prospettiva più ampia l’aspetto che meglio definisce l’attività vitivinicola è la sostenibilità : soddisfatti i requisiti organolettici irrinunciabili (bontà e sanità) il vino deve essere remunerativo per chi lo produce e conveniente per chi lo acquista. Soprattutto deve essere il frutto di un processo produttivo agricolo e quindi perfettamente integrato nel proprio ambiente.  

Quando un’Azienda Vitivinicola è sostenibile? In pratica quando ha un reddito che le garantisce un futuro e questo dipende dalle modalità secondo cui opera.
In questo caso l’aspetto ecologico diventa predominante : è ovvio che per assicurare la continuità di un agrosistema è indispensabile garantire quella dell’ecosistema che lo circonda (altrimenti i disagi del secondo si ripercuoterebbero immediatamente sul primo). Lo stesso equilibrio deve essere salvaguardato anche a livello sociale (generalmente chi compra il vino non lo produce : il potere di acquisto dei consumatori è legato al benessere degli altri comparti economici). È quindi limitativo affrontare il tema della sostenibilità di un preciso settore senza coinvolgere l’intera collettività ma è pur sempre un punto di partenza e un tassello da inserire in un puzzle più grande.

Sostenibile equivale a conveniente in quanto capace di garantire un beneficio per un lungo periodo. Tutto sta nello stabilire in base a cosa ed entro quali limiti.
Va fatta una stima di utilità tra cosa-quanto si produce (non conta solo il prodotto merceologico ma anche sottoprodotti, residui e scorie …) e cosa-quanto si consuma (tecnologie e mezzi impiegati lungo l’intera filiera).  Non si può spendere più energia (nelle sue varie forme) di quanta se ne produce (equilibrio di gestione). Il credito etico-sociale deve essere processato facendo un onesto esame del costo sostenuto e delle conseguenze (temporanee o permanenti) che tale attività ha comportato.

Sostenibilità è risparmiare, riciclare, far durare il più possibile le cose … valorizzare quello che c’è già … (dopotutto più si spende più si inquina).
Ogni coltura è una porzione di territorio organizzato secondo fini agronomici e quindi oggetto di un bilancio economico. Poiché la validità di un progetto si misura coi risultati ottenuti, l’analisi delle dinamiche colturali va tradotta in un programma da rendere operativo con un’organizzazione aziendale ad alta efficienza.
La viticoltura è sostenibile quando assicura continuità. Il successo imprenditoriale dipende da una condizione di stabilità (struttura e organizzazione aziendale ad elevata funzionalità) e di dinamismo (capacità di adeguarsi tempestivamente a nuove situazioni). In prospettiva futura le incognite per le imprese sono inferiori se si adottano pratiche colturali atte a ridurre i rischi (e ridurre l’impatto ambientale significa ridurre i rischi).
La viticoltura non è sostenibile quando, soggiogata dalle pressioni economiche e politiche, non è più autonoma circa il proprio futuro (cioè viene influenzata al punto di subire le decisioni che la riguardano) : cessa così di essere la migliore espressione di coltivazione locale e assumendo una fisionomia industriale diventa una fonte poco controllabile di grande dispendio energetico e inquinamento ambientale.

Dal punto di vista ecologico, la sostenibilità va misurata  per la capacità di preservare le risorse native non rinnovabili (terra, acqua, aria, flora e fauna naturali). La valorizzazione delle stesse (efficienza d’uso del territorio nel rispetto degli equilibri naturali preesistenti) esprime il livello di adeguatezza della tecnica agronomica e di territorialità della produzione.  La ricerca della qualità dell’uva deve necessariamente passare dalla qualità dell’ambiente di coltura. Sostenibilità e massima espressione del terroir sono assolutamente coerenti e conseguenti l’una all’altra.

L’aspetto economico va affrontato anche sul piano agronomico : un bilancio si può migliorare sia aumentando le entrate che riducendo le spese.
Per ottenere un’elevata qualità dell’uva vanno realizzati protocolli colturali con strategie proprie per ogni situazione. La viticoltura è sostenibile solo quando riesce a esprimersi per la massima valorizzazione delle risorse territoriali il che significa fare vini di terroir riducendo la necessità di input (dando preferenza a quelli già presenti in natura e perciò più ecocompatibili). Gli obiettivi vanno stabiliti secondo le potenzialità ambientali e aziendali : la maggiore efficienza delle energie interne riduce la necessità di ricorrere a quelle esterne e garantisce gli effetti cumulativi dei benefici apportati anno dopo anno. Non bisogna cercare di ottimizzare un certo modello colturale in un dato posto ma scegliere quello che più spontaneamente si adatta a quel preciso contesto per ottenere il miglior risultato con il minimo sforzo (peculiarità/qualità e riduzione dei costi colturali/sociali).
Se oggi il vino viene pagato per la qualità e la tipicità che esprime, reddito dell’impresa e riduzione dell’impatto ambientale si realizzano solo con una viticoltura adatta al territorio, garante della massima efficacia (prodotto migliore e costo di produzione minore) e della diversificazione dei prodotti. Produttori e consumatori sono entrambi accontentati e l’ambiente ringrazia.
Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il sapersi organizzare e per organizzarsi occorre metodo, esperienza e fantasia (tanto per non fare tutti le stesse cose ma in posti diversi).

Parte II