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SOSTENIBILE : QUANDO ?

La redditività dell’attività vitivinicola è legata all’attitudine colturale del territorio in cui opera :
- la sanità è il primo presupposto per fare qualità 
- la qualità richiede ambienti vocati = ambienti sani cioè a bassa pressione di patogeni.
Su questi presupposti si può (si deve) fare bio.

QUALITA’ = SANITA’ = AMBIENTI SANI = BIO
Un’elevata virulenza delle malattie non può essere risolta facendo unicamente affidamento a un programma fitoiatrico più intenso. Quanto più è difficile fare Bio tanto più è difficile fare qualità (sono necessari tanti input per fare poca qualità).

In sostanza la viticoltura è sostenibile quando riesce a soddisfare contemporaneamente e per un lungo periodo le aspettative :
- del produttore = uva perfettamente sana e matura, in quantità appropriata e con un adeguato rapporto costi-ricavi
- del consumatore = prodotti sani e genuini, di qualità, oggettivamente tipici e proposti ad un giusto prezzo
- dell’ambiente = sostenibilità ecologica dell’intero ciclo produttivo e comprese le fasi che stanno a monte e a valle dello stesso.

Affinché il Bio diventi la conduzione ordinaria della maggior parte di Aziende è necessario mettere a punto metodi agronomici sicuri ed evoluti che siano in grado di dare risposte certe ai produttori (per risolvere i problemi colturali) e ai consumatori (per avere fiducia nei primi).
Col metodo bio i costi di produzione e i rischi non sempre sono superiori : occorre più attenzione e meno standardizzazione. L’eventuale maggiore impiego di manodopera non va considerato solo come aumento dei costi : il costante monitoraggio assicurato diventa indispensabile per ottimizzare gli interventi (limitandoli al necessario) e ridurre gli input (meno spese per acquisto mezzi tecnici).
L’eventuale incremento del costo di produzione è giustificato dal valore aggiunto del prodotto non tanto perché bio (di nome) quanto perché migliore (di fatto).

La massima qualità si raggiunge con la perfezione che a sua volta richiede organizzazione.
Quindi qualità = non globalizzazione.
Dimensione ed organizzazione aziendalein relazione alle possibilità di controllo e di tempestività d’intervento :
>>> fare qualita’ bio non dipende dalla dimensione ma dalla vocazione degli appezzamenti. 
Nelle Aziende di grandi dimensioni la vera difficoltà non è adeguare il parco macchine e la manodopera alla superficie coltivata ma la gestione contemporanea di più situazioni diverse : l’organizzazione deve partire da un’accurata zonazione aziendale.
Maggiore superficie = maggiore difformità = maggiore necessità di organizzazione.
In genere fino a un certa dimensione la variabilità dei vigneti aziendali è più limitata per cui è più facile fare una buona viticoltura di precisione (> tempestività). Per essere gestita bene un’Azienda di grandi dimensioni deve essere organizzata come un insieme di piccole Aziende.

Poiché l’efficienza e la redditività di un sistema produttivo si misurano in base al fatto che sia effettivamente durevole nel tempo, è logico che un’attività nella natura (agro-sistema) deve misurarsi con la sua eco-compatibilità.
Perché oggi è così difficile credere in una viticoltura senza molecole di sintesi (come lo è stata per molto tempo)? Il problema non è certo agronomico perchè :
  • a livello mondiale l’Italia è il paese con la maggior superficie vitata bio (sia complessivamente che percentualmente)
  • la nostra penisola è caratterizzata da eterogenee condizioni ambientali
    >>>> il che conferma le realistiche ed ampie possibilità di attuazione e di ulteriore espansione.
    Se originariamente il Bio-logico-dinamico era più diffuso al Sud e nelle Aziende medio-piccole, oggi anche al Centro-nord Aziende di dimensioni rilevanti lo applicano con successo.

    Per i consumatori la scelta del bio è legata a prezzo, qualità, affidabilità e oggi la domanda di prodotti ecologici è in fortissima crescita. Sono i produttori che –in virtù della paura di perdere reddito- frenano l’espansione del bio.
    Esistono tre tipi di Aziende :
    1. quelle che fanno bio
    2. quelle che vorrebbero ma hanno qualche perplessità
    3. quelle che non vogliono uscire dal tunnel della chimica (o non si pongono il problema o lo rifiutano consapevolmente).
    1. sono da prendere come esempio
    2. c’è da lavorare
    3. c’è da discutere (se vogliono).
    Visto che ci sono Aziende che da anni fanno bio con successo è un dovere studiare i meccanismi e le dinamiche che le governano per avere indicazioni utili in modo da convincere e convertire altre Aziende.

    Sino ad oggi si è parlato di uve bio, ora si sta  discutendo di vino bio, ma perché non parlare di territorio bio?
    Patogeni e parassiti non conoscono i confini amministrativi e di proprietà per cui si muovono nel territorio a prescindere da questi. Il modo più efficace e sostenibile (+ economico e + ecologico quindi + intelligente) per contrastarli è comportarsi nello stesso modo creando una rete di collaborazione e sinergie tra le Aziende dello stesso comprensorio.
    La gestione territoriale dei problemi fitoiatrici in viticoltura è un grande passo avanti per la valorizzazione del terroir, il cui significato assume un senso più compiuto in termini di peculiarità ambientali e capacità antropiche. Rappresenta inoltre la strada decisiva per una significativa e reale riduzione dell’impatto ambientale il che comporta una forte riqualificazione professionale degli imprenditori vitivinicoli e una maggiore appetibilità dei prodotti e del territorio stesso (che diventa un prezioso esempio da seguire).

    La consapevolezza ecologica maturata negli ultimi decenni ha messo sotto accusa i vari modelli produttivi e tra questi quelli agricoli. Questo processo è risultato determinante  per stimolare nuove ricerche per soluzioni a basso impatto ambientale.
    Il futuro non può essere sostenibile se non c’è rispetto per l’uomo e non può esserci rispetto per l’uomo se non c’è quello per l’ambiente in cui vive. Rispettare l’ambiente significa scegliere un comportamento tale da limitare al massimo i cambiamenti sugli equilibri preesistenti e per limitare i cambiamenti bisogna operare con mezzi e modalità quanto più simili a quelli naturali.

    Lo sviluppo per essere realmente positivo deve aiutare a risolvere i problemi e non ad aumentarli : un progresso veramente interessante e utile è quello che può permettere di non aver bisogno di usare molecole  di origine non naturale. Se è vero che siamo al vertice dell’evoluzione non dovrebbe essere difficile scegliere tra un uovo oggi e una gallina domani (e questo dovrebbe essere il senso di uno sviluppo veramente sostenibile).



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