Come tutte le attività la viticoltura deve garantire un reddito : lavorare e produrre alimenti sono condizioni irrinunciabili, tanto vale farlo con stile ed entusiasmo.
Il lavoro nel vigneto può rappresentare un ideale da sogno, una delle espressioni più elevate della qualità della vita. La continuità tra l’attività agricola atta alla produzione della materia prima (sulla terra e sotto il cielo) e la successiva trasformazione nel prodotto finito (unico perché legato a un dato territorio e alle proprie capacità) celebra una passione umana finalizzata alla soddisfazione del proprio operato. Propositi e benefici che vanno al di là della sfera enoica.
Il vitivinicoltore è il principe degli artigiani : trasforma la materia prima autoprodotta in Azienda e cambia mestiere ogni mese (fatti più unici che rari).
Per fare un grande vino bisogna sudare sette camicie e metterci tutto il cuore (e niente più).
La viticoltura è arte e scienza, tradizione e fortuna :
- l’arte è la capacità di percepire i fattori ambientali e la risposta delle piante agli stessi
- la scienza è quella agronomica, supportata a 360° dalle conoscenze in altri settori
- la tradizione è data dai valori del territorio e dall’esperienza contadina
- la fortuna dipende dall’andamento climatico e da tanti altri fattori contingenti.
Quali certezze? Sicuramente le intenzioni, frutto di una forte e cosciente determinazione. Non in assoluto i risultati, ma la consapevolezza di aver operato secondo la massima potenzialità. Dopotutto si nasce e si muore una volta sola (almeno così pare) e chi lavora bene sa di ottenere il migliore risultato possibile (che in effetti è poi il traguardo preposto).
Alla fine ognuno deve avere la consapevolezza del proprio ruolo (limiti e responsabilità).
In natura ci sono cose difficili da capire almeno fino a quando crediamo di poter comprendere tutto e dare una logica spiegazione a ogni cosa.
Probabilmente ci sono realtà complesse che attualmente non riusciamo –e chissà se mai riusciremo- a cogliere nella loro intima essenza. Certamente avremo più possibilità se ci mettiamo umilmente a osservare e ri-osservare con maggiore attenzione prima ancora di trarre conclusioni e se per arrivare a queste non consideriamo a priori il nostro punto di vista come l’unico e il più adatto.
La ricerca della verità non può permettersi di trascurare alcuna opportunità di conoscenza. L’analisi delle interazioni tra i fattori della produzione –terreno, clima, pianta– permette di definire gli interventi agronomici (Equilibrio della Misura) per un progetto di grande qualità e di massima attenzione ai problemi ambientali. Per realizzare una viticoltura sostenibile di estrema attualità e fortemente competitiva bisogna mettere sullo stesso piano il cosa produrre e il come produrlo.
La Viticoltura d’Avanguardia e di Buonsenso è l’uso intelligente e leale di territorio e tecnologia (ossia il miglior impiego degli strumenti offerti da natura e scienza) e si prefigge un duplice obiettivo : la massima salvaguardia dell’ambiente e la valorizzazione del vino e dei viticoltori.
La pianta e l’atmosfera sono l’anello di congiunzione tra la terra e il vino : il viticoltore modella la duttilità della pianta per adeguarla alla volubilità del clima così, mettendo in bottiglia i sapori di quella terra, dà al vino una connotazione territoriale ben definita.
La complessità dell’agro-sistema va vista a livello di suolo (biologia, fisica e chimica), pianta (rizosfera e fillosfera), atmosfera (vicino e lontano), ambiente circostante (coltivato : no, si e come). Coltivare un vigneto significa coordinare un sistema evoluto e ciò comporta la gestione integrata e interattiva dell’agrosistema suolo e dell’agrosistema canopy. La coerenza olistica è fondamentale così come l’uso del libero arbitrio e del pensiero laterale.
La strada della qualità non ammette scorciatoie : un grande vino è fatto dalla somma di tanti piccoli particolari.
La filosofia della massima cura del particolare può sembrare troppo costosa e impegnativa per la vita quotidiana delle Aziende. Ma costa forse di meno lavorare per produrre solo una potenzialità parziale ?
Se si spende di più si produce anche di più : più qualità, più quantità, più tipicità, si inquina meno, il vigneto dura di più e soprattutto si vive meglio (che in fondo è il vero obiettivo comune). Naturalmente come in tutte le filiere un solo anello debole indebolisce tutta la catena : la cura del particolare deve essere rispettata anche in cantina e nelle fasi successive fino alla commercializzazione (riscossione crediti inclusa).
CHE FARE? (non si può mica essere ottusi come un mattone!)
Il vigneto è la proiezione del territorio, non un’entità da gestire con meccanismi rigidi (deve essere così per forza) o filosofie attendiste (prendo quel che viene).
Tra l’ideale e il reale c’è l’ingegno e tra il dire e il fare ci sta la buona volontà.
Mettere a fuoco il massimo obiettivo realizzabile e puntare a raggiungerlo facendo tutto meglio che si può = stabilire l’optimum serve per avere chiaro il traguardo da ottenere o da confrontare quando si può -per vari motivi- fare solo il possibile. Quando non si può perseguire sempre e ovunque il massimo occorre stabilire delle priorità : in ogni Azienda ci sono vigneti (maggiori potenzialità o maggiori rischi …) in cui è necessario impegnarsi di più rispetto ad altri (scarsa vocazione, condizioni sanitarie …).
Un grande vino si fa con uve perfettamente sane e mature su piante poco vigorose e poco produttive in terreni poveri di collina : gli ingredienti sono sasso, sole e vento (ma per il successo ci vuole anche un bravo responsabile marketing!).
Il sistema va messo in relazione alla Fisiologia del Vigneto (equilibrio della singola pianta e sincronia tra le piante) secondo i meccanismi fisiologico-sanitari dello sviluppo vegetativo e del processo di maturazione. La distanza tra le piante controlla l’autoregolazione determinata dalla competizione per lo spazio e i nutrienti.
QUALITÀ = OBIETTIVO
BIO = STRUMENTO
Nel mondo del vino quello che conta è la qualità. Il grande impegno per la riduzione dell’impatto ambientale è uno degli attributi più importanti quindi la sostenibilità ecologica non va vista come il fine ma come il mezzo più intelligente ed evoluto per raggiungere il risultato.
Progetto = qualità in quantità, riduzione dell’impatto ambientale, tutela del bilancio aziendale.
La viticoltura da vino è una viticoltura d’accumulo :
- la condizione essenziale per fare qualità è la riduzione del vigore
- l’ostacolo maggiore ai metodi bio è il controllo dei patogeni.
Se si riduce il vigore diminuisce molto anche la suscettibilità alle malattie : qualità e bio percorrono le stesse strade.
La Viticoltura d’Avanguardia e di Buonsenso (eco- e socio-compatibile) è l’ideale di viticoltura libera e pulita che prende le misure al territorio per creare un sistema produttivo ad elevata espressione ambientale = naturale sintesi tra viticoltura di qualità (maturità della buccia), viticoltura di terroir (priorità del suolo), viticoltura biologica (rinuncia ai prodotti di sintesi), viticoltura biodinamica (approccio olistico). Questa sinergia garantisce una forte competitività sul mercato.
Dato che la viticoltura è un atto privato in luogo pubblico spargere veleni nei vigneti è un crimine (che colpisce anche chi il vino non lo beve o che passa di lì per caso) contro cui vale la pena di dedicarci una vita. La ricerca di efficaci sistemi operativi sostenibili in grado di dare risposte quanto più esaurienti alle necessità -quotidiane e di pianificazione- delle Aziende Viticole si è sviluppata attraverso numerose esperienze pluriennali realizzate in contesti viticoli di grande spessore enologico.
La strada della qualità passa per il Bio : facendo qualità si è già “entrati” nel Bio poiché si opera per la migliore affermazione delle tecniche agronomiche di buonsenso.
Dove e quando non è possibile fare bio non è possibile fare qualità