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SOSTENIBILE : PERCHE’ ?

Sintesi di fitofarmaci :
- da una parte abbiamo le molecole naturali cioè rame e zolfo (in uso da oltre un secolo)
- dall’altra negli ultimi 50 anni vengono ciclicamente proposti principi attivi sempre nuovi che dopo qualche anno sono però immancabilmente ritirati (!) e sostituiti da altri che ci dicono ancora più evoluti e più efficaci (?)
  • oltre al problema dell’impatto ambientale delle molecole già in uso si aggiunge quello dei formulati di nuova introduzione
  • il sistema così non può andare avanti, anzi va diritto verso gli ogm  (che è la soluzione già pronta  per quando ci diranno che non si può più usare la chimica : a quel punto gli unici a fare i trattamenti saranno i produttori bio!).
  • Resistenza inevitabile :
    - la concentrazione delle m.a. sistemiche inevitabilmente va incontro a una progressiva riduzione per effetto della migrazione nei tessuti di neoformazione (il che aumenta le capacità d’assuefazione dei patogeni il cui attacco generalmente si concentra sui tessuti più giovani in attiva crescita)
    - la miscelazione dei sistemici con i patner di copertura non risolve il problema : i principi attivi si differenziano enormemente per persistenza e capacità di traslocazione (prima o poi si separano, anzi sicuramente più prima che poi).

    Sistemia ascendente :
    - l’elevato flusso traspiratorio che caratterizza il metabolismo vegetale nel periodo di impiego dei sistemici ne determina una traslocazione soprattutto acropeta : questo porta a una buona protezione della vegetazione ma molto meno efficace per il grappolo  
    - qualora arrivassero all’interno del grappolo, le molecole attive di sintesi chimica potrebbero interferire con i delicati equilibri ormonali in una fase di intensa attività di divisione cellulare.

    Reazioni tra residui :
    - rame e zolfo sono sostanze elementari : si sa quello che rimane nell’ambiente
    - quando invece si valuta l’impatto ambientale di una molecola di sintesi si esamina singolarmente il suo processo di decadimento : ciò viene fatto sperimentalmente ma nella pratica agronomica ladegradazione incrociata e sovrapposta dei vari p.a. utilizzati (con reazioni tra metaboliti intermedi) può però dare facilmente luogo a prodotti finali non previsti e non prevedibili.



    Impatto ambientale :
    Si manifesta a tutti i livelli delle catene alimentari con ripercussioni contemporanee, multiple e imprevedibili che possono fare luce su molti fenomeni altrimenti di difficile spiegazione.

    Tossicità vegetale :
    I fitofarmaci citotropici e sistemici sono tossici per il mesofillo e per i microrganismi simbionti all’interno dei tessuti vegetali :
    - le foglie delle piante trattate con sistemici sono più sottili e si seccano prima (minori difese naturali)
    - nelle Aziende Bio-logiche-dinamiche ci sono meno problemi dovuti a patogeni secondari o occasionali (maggiore biodiversità) e meno rischi di stress nutrizionale e climatico (meno forzatura delle piante).
    L’equilibrio fisiologico di un vigneto è precario solo quando è fortemente dipendente dagli input esterni : la natura rifiuta la chimica.

    La Natura si cura con la Natura.
    La soluzione ai problemi patologici e nutrizionali delle colture va cercata nell’ambito della vastissima gamma di mezzi e molecole presenti in natura e garanti degli equilibri consolidati da secoli negli ambienti non antropizzati. L’industria chimica va oltre mettendo a disposizione le molecole di sintesi, apparentemente allettanti ma per un futuro sostenibile non bisogna mai oltrepassare questa soglia.
    Il metodo chimico non funziona.
    Se il metodo chimico fosse la soluzione giusta, oramai le malattie non dovrebbero più costituire un grosso problema o perlomeno i rischi dovrebbero essere molto bassi (e ci sarebbe molto meno lavoro per gli agronomi!).
    Non possiamo pretendere di risolvere tutti i problemi con la chimica : anche i più accaniti fitoiatri non possono negare che gli aspetti agronomici sono sempre propedeutici a quelli patologici. Se il metodo chimico fosse solo un male necessario dato che ha un costo elevato (sia in termini ecologici che energetici ed economici) dovrebbe avere un risultato altrettanto elevato, cioè sicuro mancando il quale non è conveniente usarlo.

    La sostenibilità parte dalle singole realtà aziendali : in assoluto è quindi un problema di ecologia ambientale da affrontare su scala territoriale (extra-aziendale).
    Sul piano fitoiatrico non si può pensare di poter annientare tutti i patogeni (pura chimera) ma bisogna creare un modello stabile di convivenza fattibile e remunerativa. Basarsi unicamente sull’intervento chimico può essere un alibi che, pur risolvendo momentaneamente il problema, col tempo (mica poi tanto) si ritorce drammaticamente contro (le facili scorciatoie presentano presto il conto).

    La paura del bio ha 2 facce :
  • paura di perdere il prodotto
  • paura di aumentare i costi.
    Ma tutti hanno un vicino (più o meno vicino) che fa Agricoltura Sostenibile. In ogni regione d’Italia e in ogni nazione del Mondo esistono Aziende Biologiche e Biodinamiche che da anni producono ottimi vini garantendo un utile all’imprenditore. Sono realtà sotto gli occhi di tutti : Aziende di diversa dimensione e caratterizzate da ambienti molto differenti (alcuni più facili e altri molto più impegnativi). Sono esempi concreti, che devono servire da modello e da stimolo per tutti.
    La buona viticoltura non ha bisogno dei veleni chimici.
    L’aspetto decisivo per scegliere il Bio è cambiare le priorità : rinunciando alle prospettive (solo superficialmente e temporaneamente vantaggiose) di semplificare la gestione quotidiana si fanno scelte un pò più impegnative ma certamente a più ampia prospettiva (superate le prime difficoltà il quotidiano diventa poi molto più gestibile). Se oggi non si pensa al domani non c’è futuro.

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