Ogni pianta è un individuo; l’insieme delle piante forma una società, il vigneto.
Le relazioni tra i componenti di una comunità influenzano il comportamento dei singoli.
La fisiologia del vigneto spiega i meccanismi che regolano l’equilibrio della singola pianta e il grado di uniformità nel vigneto.
La Fisiologia del Vigneto descrive la dinamica di un sistema colturale costituito da una comunità di individui geneticamente simili. Il comportamento vegeto-produttivo di ogni singola pianta è regolato dai rapporti reciproci all’interno del gruppo (dominanti –per certi aspetti- anche sul genotipo) e dipende dalla posizione occupata (volume e proprietà dello spazio disponibile singolarmente).
L’insieme delle piante coltivate deve confrontarsi con i vari aspetti territoriali precedenti e successivi alla sua introduzione secondo le dinamiche stagionali di acqua, nutrienti e calore nel suolo e nell’atmosfera. La risposta delle piante alla qualità-quantità di ambiente disponibile è un’AUTOREGOLAZIONE che controlla l’attività radicale, la crescita dei germogli, la quantità di produzione e le caratteristiche del prodotto finale.
La fisiologia del vigneto è una FISIOLOGIA DI GRUPPO comportamento di un unico organismo. D’altra parte è con un’entità che il viticoltore deve misurarsi senza dimenticare che all’interno dell’appezzamento si possono riscontrare gradienti di variabilità di sviluppo che rendono necessari interventi diversificati.
Le caratteristiche dell’uva non dipendono dalla semplice sommatoria degli elementi della produzione : la risultante dell’interazione terreno-clima-genetica-agronomia è la risposta fisiologica del comportamento d’insieme delle piante, inconfutabile perché valutabile in termini di quantità-qualità di prodotto.
Lo studio della fisiologia del vigneto va condotto analizzando la dinamicità della singola pianta e delle sue parti in relazione a quello dell’intera comunità determinato da :
- influenze reciproche tra le piante (in funzione del sesto s’impianto)
- influenze dei fattori ambientali (colturali e pedoclimatici).
L’approccio deve essere estremamente pragmatico e fondato sulla fisiologia di gruppo attraverso cui si può capire il metabolismo delle singole piante : definito il modello ideale di forma e dimensione della pianta (che regolano la performance produttiva) si cercano le soluzioni adeguate per realizzarlo negli ambienti diversi.
Il prototipo di vigneto ideale si basa su un assetto vegeto-produttivo che, con il minimo apporto di input, esprime un’elevata attitudine all’accumulo e all’espressione dei caratteri del territorio (= massima stabilità del sistema). La maggior autonomia delle piante (equilibrio) si ha quando l’attività radicale si assesta ad una maggiore profondità (con radici superficiali è maggiore la reattività all’andamento climatico e alla concimazione con altalenanza di vigore e stress). In questo modello le capacità imprenditoriali sono chiamate a riconoscere con grande onestà e competenza i gradi di vocazionalità del sito e a realizzare le tecniche colturali più adatte.

Nuovo impianto ad alberello (quinconce) in ambiente ad alta vocazione

Alberello con pacciamatura estiva