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SOSTENIBILE : COME ?

Distinguere le cause dagli effetti :
- i principali problemi che affliggono quotidianamente i vigneti non sono causati da funghi e insetti …  ma dall’eccesso di vigore (aumento della suscettibilità a stress e patogeni) e di variabilità (riduzione dell’efficacia colturale)
- la velocità di crescita e la dimensione della parete fogliare dipendono dall’attività radicale : per gestire una pianta bisogna capire le sue potenzialità e queste sono dettate dalle radici
- bisogna assolutamente riconoscere la diversa incidenza dei limiti intrinseci e di quelli gestionali.

Impostare la protezione delle piante sulla difesa agronomica indiretta :
- strutturale (esposizione, giacitura, direzione filari, sesto d’impianto …)
- annuale (gestione del suolo, gestione della pianta …).

Considerare l’intervento fitoiatrico l’ultima misura di difesa
Obiettivi :
- piante meno suscettibili a stress e malattie (sviluppo regolare, meccanismi di autodifesa …)
- ambienti meno favorevoli ai patogeni (microclima canopy, migliore distribuzione fitofarmaci …)
-  maggiore uniformità = maggiore efficacia degli interventi colturali = meno costi e  più qualità.

Il presupposto essenziale per una maturazione completa (soprattutto per vini da invecchiamento) è la perfetta sanità delle uve che permetta di ritardare la raccolta fino al momento ideale. Le conseguenze di periodi climatici sfavorevoli nelle ultime fasi di maturazione dipendono spesso da problemi già innescati nei mesi precedenti (es. tignoletta, oidio, grappoli troppo grossi, ripresa vegetativa …).

Per fare Viticoltura Sostenibile occorre :
- ridurre il vigore della pianta (più sanità e meno input)
- aumentare la fertilità fisico-biologica del suolo (più equilibrio e tipicità)
- ottimizzare la distribuzione (taratura irroratrici)
- adottare una corretta strategia di impiego dei fitofarmaci (tempestività e risparmio).
L’aumento della densità d’impianto (secondo le condizioni) è uno strumento fondamentale per creare piante più robuste. Anche l’inerbimento è molto utile per questioni pratiche :
- maggiore autodifesa delle piante (sviluppo più regolare)
- interventi fitoiatrici più tempestivi (maggiore portanza del suolo).

Il rischio di oggi è di sopravvalutare i mezzi tecnici e tecnologici fino a prevaricare i principi di fisiologia vegetale e le potenzialità dei suoli.
In agricoltura convenzionale la grande fiducia riposta nei formulati di sintesi porta a esaltarne gli effetti senza prima aver valutato tutti i mezzi disponibili per ridurne la dipendenza. La rinuncia a tali prodotti stimola invece a considerare molti altri fattori determinanti per concretizzare con successo tale scelta. Il minor ricorso agli input deve essere visto come un importante mezzo (e non un limite) per esaltare l’efficienza e la peculiarità dell’agrosistema.

Gli elementi determinanti l’evoluzione di una malattia sono clima, patogeno, ospite :
  • sul primo possiamo fare poco (es. manipolazione della canopy per migliorarne il microclima).
  • la fitoiatria classica agisce direttamente sui patogeni cercando di ridurne l’aggressività colpendoli direttamente con mezzi chimici : ma dato che il loro comportamento è pur sempre soggetto a imprevisti, oltre alla difficoltà di riuscire a intervenire tempestivamente risulta assai difficile ridurre l’impatto ambientale (in pratica per ottenere buoni risultati si è obbligati a trattare con un buon margine di sicurezza cioè più del necessario)
  • agendo invece preventivamente sull’ospite abbassandone la suscettibilità  si ottengono risultati più sicuri : riducendo la pressione del patogeno si diminuisce la necessità di intervento chimico e contemporaneamente se ne ottimizzano i risultati.
  • I cinesi dicono che poche osservazioni e molto ragionamento portano all'errore, molte osservazioni e poco ragionamento danno la verità.                                                                                                                 Per capire come vive e quindi come combattere un insetto o un fungo bisogna ragionare come un insetto o un fungo. L’uomo ha inventato i numeri e le parole ma cosa servono in un mondo in cui non hanno alcun significato? Un insetto o un fungo non vede come vediamo noi, non comunica come facciamo noi. I criteri che utilizzano per muoversi negli spazi e spendere le proprie energie vitali sono specifici e molto ben definiti. Noi troppo spesso semplifichiamo le cose perché manipoliamo i dati acquisiti secondo il “nostro” pensiero. Quando si elaborano teorie epidemiologiche bisogna sommare il maggior numero possibile di osservazioni pratiche evitando di ragionarci troppo sopra arrivando inevitabilmente a spiegazioni “umane” (lo stesso vale anche per la fisiologia vegetale e la pedologia). Lo sviluppo delle tecnologie analitiche è fondamentale per acquisire informazioni sempre più dettagliate e precise la cui elaborazione rappresenta il punto critico se astratta dal contesto naturale.

    In Viticoltura Sostenibile non si deve -e non si può- utilizzare lo stesso background del convenzionale dove ogni problema viene trattato singolarmente.
    Fare Bio non è la semplice rinuncia alle molecole di sintesi a favore di quelle naturali : valorizzare le risorse native significa creare piante meno esigenti soprattutto in termini di difesa.
    All’inizio il metodo Bio era considerato solo come uno strumento per la riduzione dell’impatto ambientale. Poi si è capito che invece è il mezzo più adatto per realizzare un modello viticolo più in sintonia con il proprio terroir, finalità che esalta e riempie di significato (tecnico ed economico) l’obiettivo originario.
    Il merito delle strategie basate sul metodo biologico e biodinamico è quello di aver superato le pratiche tradizionali alla ricerca di nuove soluzioni più ecologiche. Lo sviluppo deve proseguire valutando le innovazioni tecnologiche solo dopo averne attentamente verificato l’effettiva eco-compatibilità.

    Due sono i fattori dominanti : uno stabile (la natura del suolo) e uno stagionale (l’andamento climatico). Il bravo viticoltore capisce il primo e asseconda l’altro.
    La programmazione della produzione stabilisce gli obiettivi qualitativi in base alle potenzialità territoriali e aziendali su cui va definito il modello viticolo più adatto (a bassi consumi ed alte prestazioni) : aumentando l’efficienza delle energie interne si riduce il ricorso a quelle esterne.
    Produrre uva perfettamente sana e matura e proporre ottimi vini tipici non è sufficiente. Bisogna saper vendere. Questo è l’aspetto che i viticoltori amano meno ma oggi più di ieri è diventato fondamentale.
    La continuità di un’Azienda Agricola è legata al suo bilancio economico e -al di là del fatto singolo- è determinante per il futuro in quanto ago della bilancia per un vigile monitoraggio sul territorio a tutela del degrado dello stesso. Inoltre l’aspetto socio-culturale, particolarmente in Viticoltura, è legato all’immagine dei produttori e alla valorizzazione delle zone di produzione (immagine che oramai fa il giro del mondo in ottanta secondi).

    Per affermarsi solidamente in un mercato sempre più competitivo occorre un buon marketing ma per consolidare i propri investimenti la singola Azienda può fare molto anche sul piano agronomico con un’opportuna visione a medio-lungo termine. Una buona gestione colturale abbassa il costo di produzione e allunga notevolmente la durata dell’impianto garantendone funzionalità e redditività nel periodo critico (ma prezioso)  della seconda età.  Il bilancio aziendale è fatto dalla differenza tra entrate e uscite e  -a prescindere dalla inderogabile necessità di aumentare le prime- con un’accurata pianificazione si può fare molto per ridurre le seconde.
    La riduzione dei costi implica un’adeguata formazione del personale : l’investimento sul fattore umano è spesso un limite comune a molte Aziende.

    E’ logico che l’imprenditore vitivinicolo (come in ogni altro settore) dopo aver fissato gli obiettivi produttivi e l’aspettativa economica debba inevitabilmente accollarsi una certa quota di fattore rischio (ma questo aspetto è intrinseco nella natura stessa dell’attività agricola a prescindere dalle scelte operative).
    Appurato che non esistono pericoli di una scontata riduzione delle potenzialità quali-quantitative, il problema consiste in una ponderata valutazione del rischio fitoiatrico che il viticoltore bio deve assumersi, forte di una cosciente e motivata convinzione.
    Naturalmente ciò non sottintende una maggiore probabilità di insuccesso (e quindi di perdita del prodotto) ma l’eventualità di dover impiegare maggior tempo ed energie (non tanto fisiche quanto intellettuali). Per fare Bio bisogna pretendere un po’ meno dalla pianta e un po’ più da sé stessi.